Giusto un anno dopo pubblico la seconda parte di Andalusia, incentrata su Siviglia e Cordoba. Due città molto diverse: Siviglia che dopo la Reconquista assurge a un ruolo di primaria importanza soprattutto dopo la scoperta delle Americhe perché, nonostante la distanza dal mare, diventa la base per le operazioni ed i commerci con le colonie d’oltreoceano. Ricordo che proprio da Sevilla verrà organizzata la spedizione di Cristoforo Colombo, solo pochi mesi dopo la caduta dell’ultimo baluardo arabo, Granada, avvenuta il 2 gennaio 1492. La città conserva l’aspetto ricco e aristocratico che per lungo tempo l’ha caratterizzata grazie alle immense ricchezze che sono transitate per il suo porto. Qui ha tuttora sede il grande Archivo de Indias che conserva tutta la documentazione relativa all’epoca delle colonie.

Cordoba, antica capitale dei regni arabi, al contrario ha l’aspetto di una Spagna più rustica e meno elitaria di Sevilla. Il dedalo di stradine con le case basse e bianche conservano ancora un sapore di una casbah che si stringe attorno al nucleo imponente della grande Mezquita rimaneggiata dai cristiani che però non hanno potuto cancellare le meraviglie della costruzione moresca con la sua selva di ottocentocinquanta colonne e le favolose decorazioni. Tanto meravigliose che, lo confesso, pur avendo visitato la Mezquita già due volte, in entrambi i casi ho completamente ignorato la chiesa costruita all’interno dell’edificio moresco.