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Anche questo è un ritorno. In Cappadocia ero stato in un fine settimana dell’ormai lontano settembre 1981. Ricordi vaghi, qualche diapositiva. Turismo appena agli albori in questa landa dalle forme magiche, dalla storia particolare, soprattutto geologica e un paesaggio che a tratti ricorda fin troppo da vicino noti panorami nordamericani.

Lo scorso anno ci sono tornato per ben due volte e poi ancora quest’anno. Sono tornato in Cappadocia  grazie al mio lavoro di fotografo nell’ambito dell’importante missione di studio e restauro dell’Università degli Studi della Tuscia, guidata dalla Professoressa Maria Andaloro. Mi sono quindi ritrovato con un cospicuo patrimonio costituito da centinaia di immagini delle chiese e del paesaggio di questa regione. Scegliere le immagini  nel tentativo di sintetizzare in esse l’essenza di questa regione è stato un compito arduo, perché necessariamente e a malincuore, ne ho dovute  lasciare fuori un numero infinito.

Com’è noto la peculiarità di questa regione è il notevole numero di chiese grandi e piccole, dipinte e non, scavate all’interno di formazioni rocciose di origine vulcanica, comunemente chiamate “coni”. Una vicenda storica e culturale che si è sviluppata tra il VI e il XIII secolo. La comunità greco-ortodossa vi ha vissuto  fino al 1922 ma poi, con la sconfitta dell’esercito greco occupante da parte di Kemal Atatürk, ha dovuto abbandonare la regione. Tutte le case antiche della Cappadocia sono infatti di origine greca e oggi, abbandonate dai loro più recenti abitanti, sono ormai quasi tutte trasformate in alberghi più o meno ricercati

Altrettanto note, se non di più, sono le spettacolari forme che la geologia di questa regione ci ha regalato: in realtà la Cappadocia, alla fine delle grandi eruzioni vulcaniche, era originariamente un altopiano ben piatto. Con il tempo l’azione erosiva degli agenti atmosferici, unita alla differente consistenza dei materiali eruttivi, ha plasmato il territorio in forme assolutamente fantastiche. Ma il destino di questa terra è quello di sciogliersi fino a diventare un pianoro al massimo un poco ondulato come già mostrano gli attuali fondo-valle. Oppure, grazie agli oscuri movimenti della crosta terrestre, i coni e le forme di maggiori dimensioni sono destinate a spaccarsi in due, cosa che già si è verificata in molti monumenti, ormai chiusi al pubblico perché pericolanti. La bellissima chiesa dove fu girato Medea di Pasolini è assolutamente inaccessibile già da alcuni anni perché una enorme frattura si è aperta nel grande “cono” in cui è stata scavata.

A noi non resta altro che approfittare del tempo che viviamo e continuare ad aggirarci tra le forme bizzarre di questo mondo incantato. Un mondo nel quale ci si infila e si torna quasi bambini perché questi monumenti naturali, per forme e dimensioni, sembrano più il frutto della fantasia di un fanciullo che non la conseguenza di eventi millenari.            Ma ora la parola è alle immagini….

N.B.: per motivi tecnici, nonostante la dura selezione, ho dovuto suddividere le immagini in tre gruppi: Part 1, Part 2 e Part 3.