Una sera di fine dicembre 2014 abbiamo deciso di regalarci una piccola vacanza in Andalusia. Forse per scrollarci di dosso il grigiore dell’inverno e le sue giornate brevi e fredde , ma forse anche per respirare un’aria più pulita, liberare i nostri polmoni e le nostre menti dai miasmi di una Roma che sprofonda nei suoi scandali, nella sua insopportabile sciatteria.
Bene, abbiamo quindi deciso di fare un tuffo nel sole, nei colori, nella vitalità dell’Andalusia ancora oggi sospesa, nonostante il tempo trascorso, tra Occidente ed Islàm. E in Andalusia le testimonianze islamiche, con i loro ottocento anni di storia, sono un segno indelebile che neanche l’ottusa ostinazione di un Carlo V o la ferocia dell’Inquisizione sono riuscite a cancellare. Neanche un po’, come ho potuto constatare affacciandomi d’un tratto dalle mura dell’Alhambra sul sottostante quartiere dell’Albayzìn. Da lì ho avuto un improvviso smarrimento, sconcertato ho creduto per un momento di trovarmi davanti a un paesaggio siriano. L’apparire inaspettato di  quella cascata di case bianche e cipressi che  ricoprivano il fianco della montagna, l’abitato ancora  racchiuso nell’ampio arco delle mura moresche hanno creato una  sorta di fenomeno spazio-temporale e l’illusione di essere ad Aleppo o a Damasco, non so…mentre invece ero in Spagna. Un’emozione forte, difficile da descrivere e da dimenticare.
E poi la regione di Gaudix, il cui paesaggio ricorda un po’  la Cappadocia, Sergio Leone e i suoi “spaghetti western”.

Oltre la Sierra Nevada la fortezza isolata di Lacalahorra che disposta com’è sembra voler scivolare da un momento all’altro giù per il fianco della collina.

E ancora Siviglia con i suoi colori forti, le sue avenidas larghe e curate: così larghe che da noi i palazzinari, invece di giardini e sedi tranviarie, ci avrebbero subito costruito isolati interi di orrendi palazzoni.

Infine Còrdoba con il dedalo di stradine che sembrano voler abbracciare e proteggere l’ingombrante segreto della grandiosa Mezquita con la sua selva infinita di colonne.

A noi che viviamo in un caos permanente come Roma, ci ha colpito la cura con cui sono accudite e coccolate queste città, dove anche i quartieri più poveri hanno una loro dignità, rari gli orrendi “murales”, nemmeno un’erbaccia in giro; c’è persino chi con spazzola e spugna pulisce una ad una le panchine dei parchi e dell’Alhambra! Gli autobus e i tram precisissimi e puliti. No, decisamente non è l’Italia.

C’è molto altro in Andalusia e ci daremo il tempo di tornare, eccome!.